Parisio @ Silencio 3 January (28)

La nostra intervista a Gaetano Parisio

dBustle è felice di poter intervistare uno dei pilastri della techno made in Naples, tra quelli che ci hanno fatto innamorare di questo sound negli anni 2000.

1 – Ciao Gaetano, parliamo di quello che è recentemente accaduto all’artista Parisio.

Dopo la tua pausa dalla scena, sei ritornato con il progetto Origens, DJ set a 3 piatti in vinile.

Che differenze hai trovato rispetto al clubbing di molti anni fa?

Tornare dopo così tanto tempo, è stato come chiedere a qualcuno che si sveglia dopo 15 anni quali siano le differenze tra il guidare una vecchia Fiat 500 ed una Tesla.

Il concetto di base – l’automobile o in questo caso il clubbing – è lo stesso, ma tutto il resto è cambiato radicalmente.

Oggi il clubbing è più tecnologico, più spettacolare, ma a volte sembra essersi perso qualcosa di quella magia grezza e autentica.

Forse è per questo che nel mio garage ci sono una Fiat 500 del ’63 e un Maggiolino del ’74. 

Non le cambierei con nessuna auto moderna, proprio come non cambierò mai il mio approccio alla musica.

2 – Conform. Art Records. South Soul. Adagio. Studiando le tue etichette discografiche ed i vari progetti come DJ, ci chiediamo: quali sono le radici musicali e le influenze che hanno fatto sì che Gaetano Parisio sia quello che conosciamo tutti?

La mia figura artistica è il risultato di un’evoluzione naturale, guidata da un amore profondo e viscerale per la musica. 

Fin dall’inizio, ho avuto la consapevolezza di custodire qualcosa di incredibilmente prezioso, un sentimento che mi ha sempre accompagnato e motivato. 

Le mie radici musicali affondano in una serie di influenze e momenti significativi, sia personali che artistici. 

Una delle immagini più vivide della mia infanzia è quella di mio fratello che mixava musica con un vecchio registratore a due cassette della Sharp, un pezzo d’epoca anni ’80. 

Avevo circa dieci anni e quello è stato probabilmente il mio primo contatto con il concetto di creare qualcosa di unico partendo dalla musica. 

Le esperienze di vita e le influenze musicali hanno scolpito ogni aspetto della mia carriera. Sono stati tasselli di un puzzle in costante evoluzione, che continua ancora oggi. 

Rispondere alla tua domanda in poche righe non rende giustizia alla complessità di questo viaggio. 

Forse un giorno scriverò un libro per raccontarlo davvero. Chissà, magari sarà il prossimo capitolo del mio percorso.

3 – Oggi sembra che un musicista debba confrontarsi unicamente con visualizzazioni, interazioni social e streaming. 

Quali aspetti e quali motivazioni possono spingere ancora il discorso di suonare nei locali o produrre musica?

Un musicista o un intrattenitore può essere legato a dinamiche di visualizzazioni, social e streaming, ma dubito fortemente che un vero artista si lasci definire da queste logiche.

Le motivazioni che mi spingono a suonare nei locali o a produrre musica oggi sono le stesse che mi portarono, tanti anni fa, a comprare un Atari e la mia prima drum machine. 

È una necessità creativa, un’esigenza interiore che va oltre i numeri e le mode.

Il giorno in cui dovessi rendermi conto che le mie motivazioni sono cambiate o che sto inseguendo qualcosa di diverso da ciò che la musica rappresenta per me, non esiterei un secondo a farmi da parte. 

Ho troppo rispetto per l’immenso privilegio che la vita mi ha offerto attraverso la musica e per questo non tradirei mai il mio legame con essa.

4 – Passione vs lavoro inteso come parte remunerativa.

La prima porterebbe a prediligere il club, la seconda la presenza nei festival, dove possiamo trovare un pubblico più vasto e meno attento alla club culture. 

Secondo te, esiste una differenza pratica tra il suonare in un club contro l’esibirsi in un festival? In quest’ultimo esiste concretamente una più veloce conversione in termini di follower e vendite?

Club e festival sono due mondi simili, ma profondamente diversi, quasi come due discipline dello stesso sport.

Il club ti regala un’intimità unica con il pubblico e una maggiore libertà di espressione, spesso grazie a set più lunghi che permettono di costruire un viaggio musicale più complesso e personale.

D’altro canto, i festival offrono un tipo di energia diversa, più intensa e adrenalinica, con un impatto immediato sul pubblico.

Sono esperienze affascinanti entrambe, ma per me non sono mai state legate a considerazioni su follower o vendite.

Non ho mai scelto dove suonare pensando ad una conversione in termini di numeri.

Quello che mi interessa è il momento, l’emozione condivisa con chi mi ascolta ed il legame autentico che si crea attraverso la musica.

5 – La scena club negli ultimi anni non sta attraversando un buon periodo, molti locali stanno chiudendo e la gente non va a ballare come prima e chi lo fa spesse volte non ha quella base culturale come si respirava un tempo.

Ultimamente però sembra che ci sia un po’ di sete di rivalsa, che prospettive vedi per la scena soprattutto italiana e napoletana?

La mia carriera musicale ha attraversato diverse generazioni e posso dire con certezza che tutto segue cicli, corsi e ricorsi storici. 

Mi viene da sorridere perché questa stessa domanda mi è stata posta circa vent’anni fa e la risposta rimane invariata: la scena vive alti e bassi, ma alla fine trova sempre una via per rigenerarsi.

Per quanto riguarda Napoli, però, il discorso è diverso ed il mio sorriso si spegne immediatamente. 

Qui credo che sia stata sprecata una grande opportunità: l’eredità di una scena che, un tempo, godeva di rispetto e considerazione sulla mappa globale della techno.

Purtroppo chi aveva il potere, le risorse e l’esperienza per investire sui giovani talenti non l’ha fatto. 

Senza una rigenerazione dal basso, è inevitabile che la scena si impoverisca e perda il suo valore. 

Non voglio dilungarmi troppo, perché questo argomento meriterebbe un’analisi molto più approfondita, ma spero che chi oggi ha la possibilità di agire comprenda quanto sia importante seminare per il futuro.

6 – Tra qualche giorno suonerai nella tua Napoli, insieme a Jeff Mills, serata che riporta subito alla prima metà degli anni 2000.

Cosa ti aspetti dal tuo pubblico per eccellenza, quello napoletano?

Se a te riporta alla prima metà degli anni 2000, a me riporta direttamente alla seconda metà degli anni ’90! 

Battute a parte, l’accoppiata Mills/Napoli è per me un motivo di grande orgoglio e piacere.

Suonare nella mia città insieme a Jeff Mills, l’artista che considero il più influente della nostra scena, ha per me un sapore speciale. 

È un’occasione che racchiude emozioni profonde, soprattutto sapendo che tante persone mi aspettano da tempo.

Colgo l’occasione per ringraziare chi ha reso possibile questa serata, in particolare il Duel e Giorgio Capuano. 

Spero davvero di restituire tutto questo affetto nel modo migliore possibile dietro la consolle sabato prossimo. Sarà una notte speciale e non vedo l’ora di condividerla con il pubblico della mia città.

7 – Ricordiamo tutti il tuo impegno con Techcommunity 4 Kosovo nel 1999, insieme ad altri artisti di enorme spessore dell’epoca. 

Per quanto è cresciuta la figura del DJ negli ultimi 25 anni, credi che possa spostare fondi, opinioni pubbliche e politiche al pari delle rock star?

 

Grazie per aver ricordato un progetto a cui sono particolarmente legato.

“Techcommunity 4 Kosovo” del 1999 è stato il primo progetto di beneficenza techno mai realizzato, aprendo la strada a molte iniziative simili negli anni successivi.

Per quanto riguarda la tua domanda, non credo che i DJ possano o debbano influenzare opinioni pubbliche e politiche al pari delle rock star. 

Osservo un livello culturale spesso superficiale in questo ambito e penso sia meglio che ognuno si concentri sul proprio ruolo. 

Mi auguro che scienziati, tecnici e menti evolute possano guidare positivamente il nostro futuro. 

Lasciamo che i DJ si occupino di intrattenere, a volte purtroppo, non riescono neanche in questo compito.

 

NDR

Nell’aprile 2024 Gaetano Parisio è stato ospite del podcast del Bassiani, club di Tbilisi che ha recentemente contribuito con una chiusura temporanea volontaria alle proteste contro le forme di repressione sulla comunità LGBTQIA+ e alla libertà di espressione artistica.

 

Leggi il nostro articolo su Sounds of Freedom – Support Georgia Compilation

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